Energy Innovation Report: la pandemia frena l'innovazione

Energy Innovation Report: la pandemia frena l'innovazione

Nonostante il freno posto dalla pandemia, la transizione energetica spinge le imprese a ripensare le modalità di approvvigionamento e consumo energetico in ottica di sostenibilità e le utility dell’energia a innovare prodotti, servizi e modelli di business, anche cercando tecnologie emergenti attraverso investimenti in startup e collaborazioni con player di altri settori industriali.

Energy Innovation Report 2021

La terza edizione dell’Energy Innovation Report 2021, redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, ha analizzato le energy utility che operano in Italia, gli ecosistemi imprenditoriali e le startup emergenti per tracciare i trend tecnologici e i modelli di business che stanno attirando i maggiori investimenti.

In questa edizione si aggiungono poi due novità: gli Energy Innovation Essentials, una guida pratica per supportare le energy utility nella gestione di processi di collaborazione e Open Innovation, approfondendo cinque processi che abilitano l’innovazione anche sotto l’aspetto dei benefici che apportano e delle indicazioni utili per implementarli; e una mappatura aggiornata dei principali strumenti finanziari a disposizione - incentivi fiscali, contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati - per accelerare la propria capacità innovativa.

Quali sono attualmente le strategie, le strutture organizzative e i processi che le utility adottano per gestire l’innovazione legata alla transizione energetica?

A questa domanda si è cercato di rispondere con un questionario che ha coinvolto oltre 200 soggetti (50 le risposte ottenute). L’84% delle energy utility analizzate si dichiarano preparate ad affrontare la sfida della transizione energetica, che vedono come un’opportunità di crescita per aumentare la marginalità (imprese medio-piccole) o per entrare in mercati completamente nuovi (imprese grandi), e la gran parte di esse crede che l’innovazione ne sia lo strumento principe, ma non si nasconde che ci siano molti ostacoli, dalla mancanza di risorse interne (di competenze e finanziarie) alla difficoltà di promuovere cambiamenti significativi nella cultura organizzativa e nel modello di business.

I settori in cui si vuole sviluppare innovazione nei prossimi anni riguardano il portafoglio di prodotti/servizi (84%) e i modelli di business (64%), mentre cala l’attenzione (36%) sui processi interni. Inoltre, il 64% dei rispondenti prevede che l’impatto dei processi di innovazione si realizzerà soprattutto su aree di business periferiche a quello principale, quali l’Energy Efficiency, la Smart Mobility, lo Smart Building e la Smart City.

Il 50% delle utility che hanno introdotto nuovi prodotti o servizi afferma di aver ottenuto un significativo aumento del market share, e il 36% di averlo almeno consolidato. Tra chi ha dedicato un budget all’innovazione (75%) emerge la tendenza ad aumentarlo nel prossimo futuro. Non c’è però l’intenzione di creare business unit dedicate (solo il 36% lo ha fatto), bensì di affidare il controllo dei progetti a unità organizzative già esistenti o di sviluppare task force multifunzionali. Infine, oltre 2/3 delle utility analizzate non sono dotati di sistemi di misura delle performance e di KPI dedicati all’innovazione, e questo determina una forte difficoltà a valutarne e incentivarne il contributo. 

La diffusione del paradigma della Open Innovation

Il 76% dei rispondenti ritiene che per raggiungere gli obiettivi della transizione energetica dovrà sviluppare nuove competenze e tecnologie. Le pratiche di Open Innovation potrebbero minimizzare i tempi e i costi, e attualmente sono adottate dal 48% del campione, un numero in crescita rispetto al passato, ma rimangono le barriere già riscontrate nelle edizioni precedenti: l’assenza di una struttura organizzativa interna in grado di presidiare i progetti e la difficoltà a identificare i partner con cui svilupparli. Tuttavia, si sta diffondendo la percezione che tali pratiche offrano opportunità tangibili, come identificare nuove occasioni di business, acquisire risorse non disponibili internamente, anticipare minacce esterne o discontinuità tecnologiche. Tra le pratiche di Open Innovation oggetto di maggiore attenzione spiccano gli internal idea generation contest (83% delle imprese adopter), lo scouting di startup (50%) e le call4ideas (50%).

Acquisizioni, Corporate Venture Capital (CVC) e startup indipendenti del mondo Energy

L’Energy Innovation Report 2021 si concentra anche sugli ecosistemi imprenditoriali, raccogliendo gli ultimi trend in termini di acquisizioni di startup energy, di investimenti di CVC da parte delle energy utility e di monitoraggio delle principali startup indipendenti. L’analisi delle acquisizioni di startup innovative nel mondo Energy nel triennio 2018-2020 (85 in totale) ha evidenziato un calo drastico, passando dalle 43 del 2019 alle 9 del 2020. I settori prevalenti sono la Smart Mobility, che si conferma in crescita, ma anche l’Energy Storage, la Renewable Energy, lo Smart Building e cresce l’interesse per l’Hydrogen.

La grande maggioranza delle acquisizioni è stata effettuata da altre imprese del settore Energy, ma non nel 2020, dove si osserva una netta inversione di tendenza, con oltre il 75% delle operazioni condotte da aziende «non Energy». Le startup acquisite si caratterizzano per un’offerta hardware e service (circa i 2/3 del campione), ancora più evidente considerando le acquisizioni del solo 2020 (45% dei casi). Cresce però l’interesse per le startup che sviluppano software (12%) e soluzioni combinate hardware-service o hardware-software (15%).

Gli investimenti di Corporate Venture Capital (CVC) delle energy utility

L’EIR 2021 ha analizzato gli investimenti di CVC effettuati da utility europee, statunitensi e israeliane attive nei settori dell’energia elettrica e del gas, oppure multi-utility (gestione rifiuti e/o acqua), nel periodo 2018-2020, con particolare attenzione all’impatto della pandemia. Sono così state individuate 40 utility che hanno investito in 159 imprese target, per un totale di 188 deal complessivi che sono andati quasi dimezzandosi dal 2019 (78) al 2020 (43) ma mantenendo il volume di investimenti: circa 857 milioni di dollari, con un netto aumento del valore medio (quasi 20 milioni contro i 14,7 del 2018 e gli 11,1 del 2019). Lo Smart Mobility si conferma l’ambito che ha ricevuto più denaro (541 milioni di dollari) erogato a 14 imprese target, soprattutto per lo sviluppo di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, ma generano interesse anche lo Smart Grid (16 imprese) e la Renewable Energy (15).

Le principali startup innovative indipendenti attive nel mondo Energy

Sono 699 le principali startup innovative attive nel mondo Energy, di cui il 52,4% in Europa, il 44,6% negli Stati Uniti e il 3% in Israele. A livello europeo, l’Italia si posiziona all’ottavo posto con 16 startup, preceduta da Spagna (25), Olanda (29), Svezia (31), Francia (44), Regno Unito (62) e Germania (70). Quasi il 40% del campione (277) è attivo nella Smart Mobility, in crescita nel 2020 e caratterizzato da una forte presenza di soluzioni legate all’autonomous driving (91 startup) e allo sharing mobility (75 startup). Buona la copertura di Renewable Energy, Energy Storage e Smart Building, rispettivamente con 84 (12%), 83 (12%) e 76 startup (11%). Gli ambiti Renewable Energy e Hydrogen sono quelli che vedono la maggiore crescita percentuale nell’ultimo biennio.

L’offerta più diffusa è quella di hardware (42% del campione), seguita dai servizi (181 startup, 29%). In crescita le offerte combinate di hardware e software (10%) e hardware e service (9%). L’80% delle startup analizzate ha già venduto almeno un prodotto/servizio, ricavandone entrate concrete, mentre l’ambito con il maggior numero di startup giovani è l’Energy Storage. Analizzando gli ambiti tecnologici nelle 3 popolazioni di startup, si evidenzia una segmentazione molto simile tra le startup indipendenti e quelle acquisite (netta predominanza della Smart Mobility, rispettivamente al 40 e 47%), mentre per gli investimenti di CVC la distribuzione è molto più eterogenea e nessun settore supera il 19% (Smart Grid).