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Comunità energetica, energia solidale per il territorio

Aprile 1, 2026
Nicola Martello

Chiedete a un fisico cosa sia una comunità energetica rinnovabile e vi parlerà di cabine primarie, kilowattora condivisi, tariffe incentivanti. Chiedete a Don Guido Bennati, parroco di San Faustino, e vi risponderà che è uno strumento per aiutare le famiglie che non arrivano a fine mese. Entrambe le risposte sono giuste. Ed è proprio in questo scarto – tra la logica dell’efficienza energetica e quella della cura delle persone – che si annida la novità del progetto presentato a Modena.

Tutto è cominciato con un tetto che perdeva. La canonica di San Faustino aveva bisogno di manutenzione straordinaria, e la comunità parrocchiale si è chiesta se non fosse anche l’occasione giusta per fare qualcosa di più: installare pannelli fotovoltaici, coinvolgere la scuola — i cui tetti si prestano per orientamento e irraggiamento — e trasformare una necessità in un progetto. Sullo sfondo, la riflessione ispirata dalla Laudato Si’ di Papa Francesco: cosa può fare una comunità parrocchiale, concretamente, per prendersi cura del creato? Il dialogo tra i parrocchiani ha fatto il resto, portando all’incontro con la CER “Luigi Viappiani SC“.

Una CER non è solo tecnica

Per comprendere la portata del progetto occorre sapere cosa sia una Comunità Energetica Rinnovabile. Una CER è un soggetto giuridico autonomo – associazione, cooperativa o altra forma – i cui soci condividono energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili attraverso la rete di distribuzione esistente. Non servono cavi speciali né infrastrutture dedicate: l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici viene immessa nella rete e “virtualmente” condivisa tra tutti i membri connessi alla stessa cabina primaria.

Gli impianti presenti su scuola e canonica della Parrocchia santi Faustino e Giovita, che hanno beneficiato della legge regionale sulle CER, hanno una capacità installata di 110 Kwp, in grado di produrre 130.000 Kwh e di ridurre di 70.000 chilogrammi ogni anno le emissioni di CO2 in atmosfera – valori equivalenti a mettere a dimora 305 piante.

Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) riconosce alla configurazione una tariffa incentivante sull’energia condivisa e un corrispettivo a rimborso di alcune componenti tariffarie. L’obiettivo principale, per legge, non è il profitto: è generare benefici ambientali, economici e sociali per la comunità e il territorio in cui opera. Da qui la natura di società cooperativa a mutualità prevalente della CER ‘Luigi Viappiani’, attiva con una altra configurazione a Castellarano realizzata assieme al Comune.

È su questo secondo versante – quello sociale – che la configurazione di San Faustino costruisce il suo tratto distintivo. La gran parte delle risorse prodotte non viene redistribuita tra i soci in proporzione alla loro quota, ma indirizzata verso chi ne ha più bisogno. Un modello che rovescia la logica ordinaria delle comunità energetiche: non si entra per spendere meno bolletta, ma per mettere il proprio risparmio a disposizione degli altri.

comunità energetica

Il quartiere di San Faustino e i numeri della solidarietà

Per capire perché questo progetto nasce proprio qui, occorre conoscere il quartiere. La parrocchia di San Faustino si è ampliata negli anni, unendosi con la parrocchia della Beata Vergine Addolorata, e con essa è cresciuto il territorio di riferimento – e le situazioni di fragilità sociale. Il tessuto del quartiere non è più quello degli anni Settanta e Ottanta: aumentano le famiglie in difficoltà economica, crescono le richieste di aiuto, si moltiplicano le forme di povertà silenziosa. I numeri della Caritas parrocchiale restituiscono la dimensione concreta del bisogno: sono 70 le famiglie seguite dal Centro d’ascolto per la distribuzione di cibo e vestiti, con l’Emporio solidale aperto quattro volte alla settimana. La parrocchia gestisce due doposcuola che accolgono complessivamente 80 bambini – 40 di San Faustino e 40 della parrocchia della Beata Vergine Addolorata – e ospita in quattro appartamenti altrettante famiglie in situazione di emergenza abitativa, in accordo con i servizi sociali. A queste attività si aggiungono il gruppo di socialità per anziani “Sanfa Senior” e “La palestra della memoria”, progetto di un’associazione modenese ospitato nei locali parrocchiali. Tutte realtà che richiedono risorse continue e che, anche grazie alle risorse distribuite dalla CER, potranno svilupparsi ulteriormente.

Dalla Laudato Si’ ai tetti di San Faustino

C’è un filo sottile, ma solido, che lega i pannelli fotovoltaici di una scuola modenese a un documento del Magistero cattolico. Nell’enciclica Laudato Si’ del 2015, Papa Francesco ha invitato ogni comunità cristiana ad assumersi una responsabilità concreta nella cura della casa comune, indicando nelle energie rinnovabili e nelle comunità di piccoli produttori una via percorribile per costruire un modello di sviluppo più umano e più solidale. La riflessione dell’enciclica – che si inserisce in una tradizione pluridecennale della Chiesa su questi temi – è stata il punto di partenza esplicito della comunità parrocchiale di San Faustino nel partecipare a questo progetto.

Il progetto di San Faustino si inscrive esplicitamente in questa tradizione: una parrocchia che installa pannelli sul tetto della propria canonica non sta semplicemente riducendo i costi energetici, sta dando corpo a una visione in cui la transizione ecologica e la cura dei poveri non sono obiettivi alternativi, ma facce della stessa medaglia. Non a caso, il Borgo Laudato Si’ – il progetto vaticano a Castel Gandolfo voluto da papa Francesco come dimostrazione concreta dei principi dell’enciclica – prevede anch’esso la creazione di una comunità energetica fondata su fonti rinnovabili.

Un unicum provinciale, e un modello replicabile

Ciò che rende questa configurazione un caso unico, almeno a livello provinciale, è la combinazione di soggetti coinvolti: una parrocchia, una struttura scolastica, una casa di cura privata accreditata, accomunate dall’appartenenza alla stessa cabina primaria e da una visione condivisa del bene comune. Don Bennati parla di “piccole comunità” – la parrocchia, la scuola, la cooperativa, l’ospedale – che hanno dato vita a una rete preziosa, capace di coinvolgere a sua volta altri soggetti del territorio. La logica di produzione e consumo locale, oltre a ridurre le emissioni di CO2, abbatte anche la quota di energia trasportata attraverso le linee dell’alta tensione, con un beneficio indiretto sull’impatto elettromagnetico delle dorsali.

Il progetto non è concepito come un punto di arrivo. La struttura della CER “Luigi Viappiani SC” è aperta e scalabile: nuovi soci – famiglie, imprese, associazioni, enti del terzo settore, – potranno aderire nel tempo, ampliando la capacità produttiva e moltiplicando i benefici per il territorio, in questa o altre cabine primarie. Mantenendo sempre il rispetto del principio fondante: essere una comunità di persone che lavorano insieme a favore della comunità nella quale vivono e operano.

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