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Più valore per famiglie e imprese dalle CER in Italia

Settembre 17, 2026
Nicola Martello

Le comunità energetiche rinnovabili iniziano a mostrare una diffusione più consistente anche nei dati ufficiali. Secondo la piattaforma di monitoraggio PNIEC, al 31 maggio 2026 risultano in esercizio in Italia 3.315 configurazioni CER, contro le 1.889 rilevate per il 2025: un incremento di 1.426 configurazioni, pari a circa il 75%. La potenza totale degli impianti associati è passata da 130,7 MW a 275,5 MW, mentre i clienti/POD coinvolti sono saliti da 18.599 a 33.730. Numeri che indicano una crescita del modello, pur in un quadro ancora in fase di consolidamento.

Che cos’è una CER

Le comunità energetiche rinnovabili sono associazioni di enti pubblici e privati che si uniscono per condividere l’energia prodotta da fonti rinnovabili. Vi possono partecipare privati, condomìni, imprese, enti locali e altri soggetti, con ruoli diversi: c’è chi consuma energia (consumatori), chi la produce e la consuma (prosumer), e chi la produce mettendola a disposizione della comunità (produttori). È il caso, quest’ultimo, del condominio, che partecipa come produttore terzo: realizza l’impianto fotovoltaico e cede l’energia prodotta all’interno della CER. Il principio, in generale, è quello dell’autoconsumo diffuso: l’energia prodotta dagli impianti rinnovabili viene condivisa tra i membri della comunità connessi alla stessa cabina primaria.

I benefici economici

I benefici economici di una CER derivano dalla combinazione di più componenti: il risparmio generato dall’autoconsumo, gli incentivi riconosciuti per l’energia condivisa all’interno della comunità energetica – previsti per 20 anni – e la valorizzazione dell’energia “in eccesso”, cioè prodotta ma non consumata, che viene immessa in rete. Dall’integrazione di questi fattori nasce il ritorno dell’investimento, variabile in base alla dimensione dell’impianto, ai consumi e alla quota di energia condivisa.

Non solo risparmio: i benefici per l’ambiente

Le comunità energetiche rinnovabili favoriscono la riduzione degli agenti inquinanti e contribuiscono al contenimento delle emissioni di CO₂, promuovendo un modello energetico più sostenibile e rispettoso dell’ambiente e degli ecosistemi.

In questo modo promuovono un uso più efficiente dell’energia e supportano la transizione verso un sistema elettrico più sostenibile ed equilibrato a livello territoriale.

Il nodo delle competenze

La crescita del modello richiede però competenze tecniche, amministrative e gestionali: dalla valutazione preliminare alla progettazione degli impianti, dagli iter autorizzativi alla contabilizzazione dell’energia condivisa e alla ripartizione degli incentivi.  In questo contesto si inserisce il ruolo del Gruppo Unoenergy, che accompagna cittadini, condomìni e imprese nel sistema delle comunità energetiche. L’esperienza è stata già avviata nel 2025 con la CER GdA Assoutenti, promossa dal Gruppo di Acquisto Assoutenti – una delle più importanti associazioni dei consumatori del terzo settore senza scopo di lucro – con Unoenergy come partner tecnico per la gestione operativa del progetto, inclusi consumi, incentivi e pratiche per i contributi.

Nella CER GdA Assoutenti, l’adesione non si traduce solo in vantaggi energetici. I soci possono infatti contare anche su servizi di consulenza legale e assistenza dedicati alla tutela dei consumatori, con il supporto di esperti in Codice del Consumo, Codice del Turismo e Codice Civile.

Oggi la CER GdA Assoutenti è presente su quasi 400 cabine primarie, il 20% della quota nazionale.

Paolo Rossi, Direttore Commerciale del Gruppo Unoenergy
Le comunità energetiche rinnovabili non sono più un tema sperimentale: possono diventare una delle infrastrutture sociali ed energetiche della transizione in termini di prossimità. Il loro valore sta nella capacità di trasformare un impianto fotovoltaico da investimento individuale a leva collettiva, in grado di generare risparmio, redistribuire valore sul territorio e rendere più efficiente il sistema elettrico, perché l’energia viene utilizzata dove viene prodotta e condivisa. Per questo la sfida oggi non è solo promuovere le CER, ma renderle concretamente realizzabili: servono competenze tecniche, capacità di gestione e un accompagnamento serio lungo tutto il percorso, dalla progettazione degli impianti alla gestione degli incentivi.

Quattro casi per misurare il valore dell’investimento

Quanto conviene entrare in una Comunità Energetica Rinnovabile? Quattro simulazionicasa privata, condominio, supermercato e albergo – mostrano come l’investimento possa tradursi in benefici economici e ambientali significativi. In questo caso si parla infatti di “valore generato”, ossia non un ricavo diretto, ma l’insieme dei vantaggi ottenuti grazie alle agevolazioni fiscali e alla partecipazione alla CER. Le simulazioni prendono in esame il ritorno anche su 30 anni, considerando 20 anni di incentivazione previsti per l’energia condivisa nella CER, dal GSE e dall’autoconsumo e i restanti 10 anni garantiti dal contributo GSE e dall’autoconsumo.

Casa privata: rientro dell’investimento in tre anni

 Prendendo in considerazione una villetta con impianto fotovoltaico da 6 kWp e un investimento iniziale di circa 8 mila euro (che si dimezza grazie alla detrazione fiscale del 50%, attualmente in vigore) l’adesione a una CER può generare benefici economici annuali pari a più del 40% dell’investimento netto tra risparmio in bolletta, incentivi e valorizzazione dell’energia prodotta. Il capitale può essere recuperato in circa tre anni e, nell’arco di 30 anni, il valore complessivo prodotto supera di oltre dieci volte la spesa sostenuta.

Condominio: payback in 2,5 anni

 In un condominio di 20 appartamenti (a titolo puramente esemplificativo), con il ruolo di produttore terzo, considerando un impianto da 10 kWp che richiede circa 15.000 euro di investimento, ridotti grazie alle detrazioni, i benefici annuali possono essere pari anche in questo caso a quasi il 40% dell’investimento netto derivanti dalla combinazione di autoconsumo, incentivi CER e valorizzazione dell’energia immessa in rete.

Il condominio partecipa come produttore terzo, mentre i singoli condomini possono aderire come consumatori e beneficiare direttamente in bolletta, del contributo previsto dalla CER.

Il rientro dell’investimento è stimato in circa due anni e mezzo, mentre il valore generato in 30 anni può superare di oltre otto volte il capitale investito.

Supermercato: il potenziale delle utenze energivore

Per un supermercato di medie dimensioni un impianto fotovoltaico da 80 kWp può comportare un investimento iniziale di circa 80.000 euro. Tra risparmio energetico, incentivi CER e valorizzazione dell’energia prodotta, il valore generato può superare annualmente circa il 38% dell’investimento. Il capitale può rientrare in circa tre anni e il valore complessivo prodotto in 30 anni può arrivare a quasi dieci volte l’investimento iniziale.

Albergo: meno costi energetici, più valore

Per una struttura ricettiva di medie dimensioni, un impianto da 30 kWp richiede ad esempio circa 30.000 euro iniziali. L’ingresso in una CER può generare benefici economici pari a quasi il 30% dell’investimento. Il rientro del capitale è stimato in circa tre anni e mezzo, mentre il valore complessivo prodotto nell’arco di 30 anni può superare di oltre sette volte la spesa iniziale.

Per le attività con dipendenti, come supermercati e alberghi, la partecipazione a una CER può assumere anche una valenza di welfare territoriale e aziendale. Il valore generato dall’energia rinnovabile prodotta e condivisa può infatti produrre benefici non solo per l’impresa, ma anche per la comunità di persone che ruota intorno all’attività. Inoltre, i lavoratori che risiedono nell’area servita dalla stessa cabina primaria possono, se previsto dalla configurazione della CER, aderire come cittadini consumatori, beneficiando a loro volta del modello di energia condivisa.

Una leva per territori, famiglie e imprese

Le simulazioni confermano come le CER possano rappresentare una leva concreta per coniugare sostenibilità ambientale, risparmio energetico e redistribuzione del valore prodotto dalle rinnovabili. Il modello consente di superare una logica puramente individuale dell’investimento energetico, favorendo forme di partecipazione collettiva in cui cittadini, condomìni e imprese contribuiscono alla produzione locale di energia pulita e beneficiano dei ritorni economici generati dalla condivisione. Accanto ai vantaggi economici diretti, le comunità energetiche rinnovabili possono contribuire a rafforzare la consapevolezza sui consumi, sostenere forme di contrasto alla povertà energetica e promuovere un ruolo più attivo dei territori nella transizione. Il loro sviluppo, tuttavia, dipenderà dalla capacità di trasformare l’interesse crescente verso il modello in progetti concretamente operativi, tecnicamente sostenibili e correttamente gestiti nel tempo.

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