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La Norwegian University studia celle al silicio impuro

Ottobre 28, 2014
Daniele Preda

Un team di esperti della Norwegian University of Science and Technology sta studiando nuovi modelli per celle fotovoltaiche che possano essere realizzate con costi di produzione nettamente inferiori rispetto a quelli attuali.

Un team di esperti della Norwegian University of Science and Technology sta studiando nuovi modelli per celle fotovoltaiche che possano essere realizzate con costi di produzione nettamente inferiori rispetto a quelli attuali.

La riduzione dei costi è infatti un tassello fondamentale per garantire la diffusione della tecnologia fotovoltaica in tutti i mercati. Il prezzo del silicio è, tra gli altri, la discriminante che determina il costo finale delle celle e dei moduli. 

Secondo gli studiosi sarebbe produrre celle efficienti introducendo una maggiore quantità di silicio impuro rispetto agli attuali livelli delle celle di serie. In questo modo sarebbe possibile ridurre la quantità di materia prima pura al 100%, particolarmente costosa. Non solo, il processo di lavorazione con silicio impuro consentirebbe di lavorare materie prime in quantità ridotte, riducendo i tempi di produzione e i consumi energetici per la creazione delle celle.

Nei test di laboratorio sono stati messi a punto campioni sperimentali con silicio circa mille volte meno puro rispetto agli standard di serie attuali e si è realizzata una base molto sottile, tramite il processo di riscaldamento di una lamina di silicio e vetro. In pratica, pur adottando un silicio impuro, il processo di lavorazione consentirebbe di purificarlo, tramite processi di fusione e solidificazione delle fibre. In quest’ottica, la filiera produttiva delle celle potrebbe ridursi notevolmente, evitando numerosi passaggi e riducendo l’impiego di ingenti quantità di energia (circa un terzo di quella consumata oggi).
Naturalmente stiamo parlando di studi di laboratorio, prototipi ancora immaturi per il mercato e capaci di raggiungere un’efficienza del 3,6%. Il futuro però appare promettente, sia in termini di producibilità elettrica, sia per quanto riguarda i costi di produzione, particolarmente appetibili.

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