Maggio 3, 2022

Redazione

Fotovoltaico, i tre miti da sfatare secondo Elmec Solar

Per quest’anno, Elmec Solar individua un incremento della domanda di installazione di un impianto fotovoltaico in aumento pari al 239% in più rispetto al 2021.

Una tendenza confermata anche dalle rilevazioni effettuate dagli enti indipendenti circa il trend riferito agli altri paesi Europei che hanno visto nel 2021 l’anno del boom per le energie rinnovabili.

Le energie rinnovabili sono destinate ad una crescita estremamente importante nei prossimi anni. In Europa si stima infatti che entro il 2026 il solo fotovoltaico potrebbe costituire quasi la metà della potenza energetica globale. Il 2021 si è confermato inoltre come l’anno del boom delle energie rinnovabili.

Alla base di questa crescita ci sono i vantaggi legati all’implementazione di questa tecnologia, emersi in modo più evidente in questo contesto di crisi energetica: i risparmi immediati sulle bollette, l’ammortamento dei costi in 4-6 anni e la produzione di energia pulita garantita per 40 anni praticamente gratuita dopo aver ammortizzato il costo iniziale.

I tre miti da sfatare secondo Elmec Solar

La crisi energetica, nata sul finire del 2021 e acuitasi all’inizio del 2022, non è potuta che peggiorare con l’inizio del conflitto in Ucraina. I prezzi dell’energia hanno raggiunto picchi mai visti in passato.

Purtroppo, la risposta emergenziale è spesso orientata ad affidarsi a combustibili fossili che, prima o poi, andranno ad esaurirsi, oltre a perpetrare l’immissione di Co2 nell’ambiente. Per questo motivo, urge più che mai un cambio di paradigma basato su forme di approvvigionamento sostenibile che vantino l’utilizzo di una fonte energetica certa e inesauribile, primo tra tutti il sole. Si tratta di un cambiamento anzitutto culturale e, per generarlo, occorre sfatare una serie di miti che resistono nell’opinione pubblica.

L’impatto sul conto economico dell’investire nel fotovoltaico

Nell’immaginario comune il costo del fotovoltaico è percepito come una barriera. Si tratta però di un pensiero irrazionale dettato dalla sola valutazione dell’investimento iniziale.

In realtà i costi di realizzazione vengono ammortizzati completamente nei primi 4-6 anni, su 40 di durata di un impianto. Oltre a questo, è necessario considerare i vantaggi immediati che un impianto fotovoltaico può dare, a partire dalla risparmio in bolletta, per arrivare al valore che porta con se rispetto all’immagine di azienda responsabile e la conseguente generazione di fiducia da parte dei suoi stakeholder, dei Clienti, del consumatore finale. L’investimento su un impianto fotovoltaico è al pari di quello in un macchinario di produzione.

Gli impianti fotovoltaici diventano obsoleti e inutilizzabili in breve tempo

Gli impianti fotovoltaici sono tecnologie affidabili che necessitano di pochissima manutenzione. Se poi si guarda alla capacità di produzione di energia al metro quadro, il silicio monocristallino (il materiale maggiormente utilizzato per la produzione delle celle fotovoltaiche) è ormai vicinano al suo limite di efficienza teorica.

Chi investe oggi, non deve pertanto preoccuparsi né di una rapida obsolescenza. Inoltre, tenendo conto delle caratteristiche intrinseche del prodotto, la perdita di rendimento di un impianto solare si attesta oggi tra lo 0,25% della migliore tecnologia presente sul mercato e lo 0,5% l’anno. Pari ad una resa che cala dal 100 % al 90-80 % alla fine del ciclo di vita. Non esiste pertanto necessità di cambiare rapidamente tecnologia.

Le aziende non possono sopperire alle esigenze energetiche con fonti rinnovabili

È davvero possibile per un’azienda installare un impianto fotovoltaico abbattendo la spesa energetica significativamente? La risposta è sì. Ovviamente è necessario fare i conti tra il rapporto fra fabbisogno e spazio disponibile e momento di utilizzo. Anche nel monto del Fotovoltaico industriale esiste inoltre la possibilità di accumulare energia da usare di notte, in caso di blackout o di minore produttività dovuta alla meteorologia.

E anche se si copre solo una frazione del fabbisogno, il 10-20%, sono sempre tante risorse economiche risparmiate, che si possono usare per investire in rinnovamento della produzione, in piani di welfare, in investimenti core.  Poi ci sono casi dove l’impianto realizzato coprono quasi il 100% del fabbisogno elettrico. Né è la massima prova lo stabilimento di produzione Nissan a Sunderland, in Inghilterra, totalmente green e dotato di un impianto da 19 mila pannelli solari che hanno ridotto l’emissione di oltre 3 mila tonnellate di CO2.

Credito d’imposta per le aziende energivore

A questo punto viene lecito chiedersi: qual è l’elemento, l’informazione, che manca alle aziende affinché vengano prese decisioni su tipologie di approvvigionamento energetico più sostenibili? In primo luogo, servirebbe una politica a sostegno delle aziende.

Soprattutto alla luce delle ripercussioni della pandemia – che per molti aspetti non ha ancora esaurito i suoi effetti negativi sui bilanci di molte imprese – occorre mettere a disposizione liquidità a tassi agevolati, restituibile in un lasso di tempo adeguato, garantita da logiche che prendano in considerazione il valore della produzione di energia che il fotovoltaico ha rispetto ai fabbisogni complessivi della comunità.

A tal proposito, l’articolo 15 del decreto Sostegni-ter (Dl. n. 4/2022) ha già introdotto un contributo straordinario, sotto forma di credito d’imposta, a favore delle imprese cosiddette “energivore”, imprese caratterizzate da un alta richiesta energetica per le fasi della produzione, per garantire loro una parziale compensazione degli extra costi sostenuti a causa dell’eccezionale innalzamento del prezzo dell’energia.

Per poter accedere all’agevolazione è necessario che la media dei costi per KWh della componente energia elettrica relativi all’ultimo trimestre 2021, al netto delle imposte e degli eventuali sussidi, sia superiore del 30% rispetto alla media di quelli relativi all’ultimo trimestre del 2019. Alle imprese che soddisfano questo requisito, spetta un credito d’imposta pari al 20% delle spese sostenute per la componente energetica acquistata ed effettivamente utilizzata nel primo trimestre del 2022.

E nuovi strumenti di questo tipo verranno certamente messi in campo.

Cultura – In secondo luogo, alla base della poca attenzione al tema delle rinnovabili c’è ancora un difetto culturale: l’anno scorso la crescita di installato (delle energie rinnovabili) in Italia è stata di soli 936,38 MW. Ogni anno dovrebbe essere di circa 800 MW. Per questo motivo, serve costruire una cultura comune perché ancora oggi molti imprenditori non sono a conoscenza di benefici e vantaggi che si celano dietro all’installazione di un impianto fotovoltaico.

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