Novembre 2, 2023

Nicola Martello

Accumulo in crescita nel 2023, ma ci sono ancora incognite

Corre il mercato dell’accumulo di energia in Italia, trainato anche dagli ottimi risultati nei primi sei mesi del 2023, cresciuti del 72% rispetto allo stesso periodo di un anno fa (78% di batterie e 23% di pompaggi idroelettrici). Dopo i 90 MW di progetti di stoccaggio utility scale autorizzati un anno fa, il primo semestre del 2023 mostra già 560 MW di progetti autorizzati (62% batterie, 38% pompaggi) a testimonianza del ruolo centrale di questi strumenti per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e per la flessibilità del sistema elettrico.

Sono alcuni dei dati presentati dall’economista Alessandro Marangoni, intervenuto a Milano al Palazzo delle Stelline al convegno “Storage, come, dove, quando?” organizzato da Althesys, società di consulenza strategica nel settore energetico. Dall’evento è emerso che vi sono ancora diverse incognite legate al mercato delle batterie di grandi dimensioni, le cosiddette utility scale, il cui mercato è ancora alle fasi iniziali. Ciò è dovuto a un panorama normativo in evoluzione, alle difficoltà della catena di approvvigionamento e all’aumento dei costi. Ma si prevede che il mercato degli accumuli stand alone crescerà nei prossimi anni.

Alessandro Marangoni
Gli investimenti in accumuli potranno realmente partire solo quando ci saranno sul tavolo tutti gli elementi regolatori e normativi. Permangono alcune sfide da affrontare come, ad esempio, l’opacità del mercato dei servizi ancillari e l’incertezza sui futuri ricavi provenienti da questo mercato, ma anche sui tempi delle future aste del mercato della capacità.

La fotografia di settore

Oggi la capacità totale dei sistemi di accumulo è di 2,3 GW e una capacità massima di 3,9 GWh. Il nuovo scenario PNIEC per il 2030 prevede di raggiungere i 22,5 GW di storage, di cui 11 GW di batterie utility-scale. Terna ha ricevuto al 30 giugno scorso richieste di connessione alla rete di trasmissione elettrica per 54,4 GW di stoccaggio elettrochimico, 19,9 GW di BESS (Battery Energy Storage Systems) accoppiato e 7,9 GW di pompaggi per un totale di 82,2 GW. Significa che 9 su 10 sono batterie. Questo trend è dovuto anche alla relativa facilità nell’ottenere i permessi e all’accettazione sociale rispetto ai pompaggi, ben più visibili sul territorio.

La tecnologia BESS più diffusa in Italia è quella agli ioni di litio, che copre il 99% del mercato. La stragrande maggioranza (92%) ha dimensioni inferiori a 20 kWh. La quasi totalità (99,9%) in Italia è accoppiata ad un impianto fotovoltaico, di cui il 99,6% residenziale. Questa crescita è dovuta al Superbonus 110%, che è stato uno dei principali motori degli investimenti nello storage in Italia. Tuttavia, il recente blocco della cessione dei crediti derivanti da questa agevolazione fiscale porterà ad un rallentamento delle nuove installazioni.

Sostenibilità degli investimenti

La diffusione di sistemi di storage comporta la necessità di copiosi investimenti la cui sostenibilità economica dovrà passare dalla questione aperta: è più redditizio affidarsi alle aste o passare dal mercato? Nel primo caso, con l’introduzione di un sistema ad hoc per sostenere la realizzazione di sistemi di accumulo, si prevede un sistema basato su aste competitive organizzate da Terna i cui vincitori riceveranno un premio annuo per l’intero periodo di consegna. Nel secondo caso, ricorrendo al mercato, le fonti di ricavo possono essere diverse:

  • L’arbitraggio, la cui redditività è oggi limitata dalla volatilità sugli spread di prezzo tra le ore di punta e quelle non di punta
  • I servizi di dispacciamento
  • La partecipazione al mercato della capacità, per cui saranno organizzate nuove aste
  • L’autoconsumo, che aiuta imprese e famiglie a ridurre la dipendenza dalla rete e a risparmiare denaro sulle bollette elettriche

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