Novembre 15, 2023

Nicola Martello

Indice ESG di Deepki: in Italia calano i consumi energetici

Nel settore immobiliare commerciale a livello europeo i consumi di energia calano in quasi tutti i settori, tranne in quello alberghiero, mentre il settore sanitario risulta il meno efficiente sia dal punto di vista dei consumi sia da quello delle emissioni di CO2. L’Italia mostra performance energetiche diversificate per i settori analizzati, con un calo dei consumi e delle emissioni di CO2 in quasi tutti i settori. Anche a livello nazionale l’unico settore in controtendenza è quello degli hotel. Questi sono i risultati che emergono dall’aggiornamento annuale dell’Indice ESG di Deepki, società di data intelligence ESG per il settore immobiliare commerciale.

L’Indice ESG rappresenta il primo benchmark europeo pubblicamente disponibile che misura la performance ambientali del Real Estate utilizzando dati reali. Pubblicato per la prima volta alla fine del 2022, l’Indice è stato accolto positivamente dal mercato, che lamentava la mancanza di un quadro comune per affrontare le sfide poste dall’intensificazione delle normative in tema di sostenibilità, come la SFDR. L’Indice fornisce valori di riferimento relativi al consumo energetico e alle emissioni di CO2eq del Top 30%, del Top 15% e della media degli edifici più performanti per le diverse tipologie di utilizzo in Italia in Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Benelux, nonché in Europa nel suo complesso, definendo così quali investimenti sono considerati sostenibili secondo la tassonomia dell’UE.

Per raggiungere l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050, la Commissione Europea, ha definito alcuni criteri di sostenibilità all’interno della Tassonomia UE che prevedono che gli edifici che si trovano nel “Top 15%” del patrimonio edilizio nazionale in termini di consumo energetico vengano considerati investimenti sostenibili e siano un punto di riferimento per l’intero settore.

L’Indice mostra come le performance ESG del settore immobiliare commerciale europeo possano cambiare di anno in anno a seconda della tipologia. Residenziale, uffici, sanità e retail hanno registrato un calo del consumo di energia finale, a differenza degli hotel, dove il consumo è aumentato, e della logistica, dove è rimasto stabile.

Vincent Bryant, CEO e co-fondatore di Deepki
L’indice ESG di Deepki fornisce ai proprietari e ai gestori di portafogli immobiliari una visione unica dell’impatto ambientale del settore e un riferimento con cui misurare la performance dei propri immobil. Il cambiamento è in atto, ma dobbiamo accelerarlo se il settore vuole arrestare l’impatto devastante del cambiamento climatico e proteggere il valore dei propri asset.

I consumi energetici e le emissioni di CO2 del Real Estate in Italia

In Italia, le diverse tipologie di edifici mostrano tendenze energetiche distinte. Gli alberghi sono l’unico settore ad aver aumentato in modo significativo sia i consumi energetici (+17,8%) sia le emissioni di CO2 (+11,9%). Un incremento, come anche per altri paesi in Europa, legato alla ripresa economica del settore, che sottolinea la necessità di considerare le prestazioni ed il rinnovamento degli edifici, non solo in termini di efficienza energetica ma anche in termini di utilizzo.

La logistica è il comparto che registra il maggior calo dei consumi energetici fra i settori analizzati (-11,4%), attestandosi su un consumo energetico medio relativamente basso, pari a poco più di 100 kWh/m2. Bisogna però considerare l’orario di funzionamento del magazzino e le diverse prestazioni dei magazzini per i prodotti freddi e dei magazzini per i prodotti secchi, su cui influiscono anche le temperature elevate che si possono raggiungere in Italia. In netta riduzione anche le emissioni di CO2, scese del 12,9%.

Gli edifici residenziali sono quelli che migliorano di più le proprie performance in termini di emissioni di CO2, scese del 15% in un anno, e sono il secondo settore per calo dei consumi medi di energia, scesi a circa 81 kWh/m2 (-10% rispetto al 2021) grazie anche ad un clima più mite. Il settore presenta ancora nel paese molte sfide legate al numero di inquilini per abitazione, alla distribuzione delle superfici da ristrutturare e l’indipendenza dei sistemi di riscaldamento. Rinnovare edifici occupati è più complesso, spesso più costoso e potenzialmente meno efficiente.

Il settore sanitario, che comprende ospedali, case di riposo e strutture sanitarie, è il più energivoro fra quelli analizzati, con un consumo medio di energia pari a 225 kWh/m2, che in un anno è calato soltanto del 3,2%, e quello con più emissioni di CO2, che però sono scese in percentuale più significativa (-7,7%).

Il retail è il secondo settore per calo delle emissioni di CO2 (-13,5%) e presenta anche un buon tasso di riduzione del consumo energetico medio (-8,6%), mentre gli uffici mostrano performance stabili rispetto al 2021, con solo il -0,6% di consumo medio di energia e il -2,5% di emissioni di CO2.

Le performance del settore a livello europeo

Dei cinque settori analizzati in Europa, quello alberghiero è l’unico a registrare un aumento in termini di consumo di energia finale. Ciò può essere attribuito a un aumento dell’occupazione con la ripresa del settore a seguito del Covid-19, che riflette un’evoluzione in termini di utilizzo non necessariamente legata all’efficienza energetica. Gli hotel di lusso sono i principali responsabili di questo incremento, a causa della tipologia dei servizi offerti. I proprietari devono dunque trovare nuove soluzioni a minor consumo energetico per mantenere lo stesso livello di comfort. Il raggiungimento della neutralità carbonica richiede un approccio su più fronti: il miglioramento dell’efficienza energetica, un uso più efficiente delle risorse e la transizione verso fonti energetiche più verdi. Al contrario, l’aggiornamento dell’indice ESG mostra, invece, che il settore logistico ha il più basso consumo energetico in Europa.

Per quanto riguarda invece le emissioni di carbonio, i settori alberghiero e sanitario registrano le emissioni di CO₂ più elevate in Europa, con 39 kgCO₂eq/m² ciascuno. Entrambi i settori devono intensificare gli sforzi per riuscire a limitare il riscaldamento globale a 1,5°C ed evitare gli effetti peggiori del cambiamento climatico.

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