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BESS: accumulo a batterie in Italia tra crescita e sfide

Gennaio 19, 2026
Roberto Romita

Roberto Romita, Industrial Key Account Manager di Sparq, esamina la situazione dei sistemi di accumulo a batterie BESS nel 2025.

Geopolitica e la fase di instabilità che stiamo attraversando ha generato profondi mutamenti nell’ambito dell’energia. Il graduale passaggio verso fonti alternative per la generazione energetica vede nei BESS un alleato fondamentale. I motivi sono molteplici come anche il sentiment della società nei confronti delle cosiddette rinnovabili e di tutto ciò che ne deriva. Il 2025 sta per volgere al termine ed è arrivato il momento di tracciare un bilancio per quanto riguarda l’accumulo in Italia; in questo articolo analizziamo la situazione, quali sono stati i cambiamenti più significativi, quale percezione ha il mercato nei confronti dei BESS e degli impianti, il tutto correlato da cifre importanti.

L’accumulo in Italia: crescita a due velocità

Sebbene l’Italia si confermi, a livello europeo uno dei mercati più in fermento per i sistemi di accumulo a batteria, il suo sviluppo riferito all’anno in corso mostra un netto sbilanciamento. Vediamo alcune cifre per aiutare a comprendere meglio la situazione: a fine giugno 2025 (fonte ANIE Rinnovabili), nel nostro territorio è stata superata la quota di 815.000 impianti di generazione connessi alla rete, il che si può tradurre in una capacità totale che sfiora i 16,5 GWh come anche 6750 MW di potenza complessiva. Andando nello specifico delle cifre e in particolare suddividendo la parte di anno trascorsa in Q1 e Q2 possiamo notare che si registra una robusta crescita della potenza e della capacità complessiva. Tuttavia, l’andamento è trainato esclusivamente dai grandi progetti e dai sistemi stand-alone.

Q1 2025: Nuove installazioni pari a un totale di 316 MW di potenza – 636 MWh di capacità. Nel Q1 si registra un calo marcato (44%) nel numero di impianti < 20 kWh (residenziale) rispetto allo stesso periodo del 2024.

Q2 2025: Proseguono le installazioni, la potenza complessiva sale a 817 MW2.728 MWh di capacità. Questi valori rappresentano rispettivamente una crescita del 47% e 73% rispetto allo stesso periodo del 2024. La forte ascesa dei grandi impianti compensa il calo marcato di quelli destinati al residenziale.

Nonostante il calo dei piccoli impianti, il settore accumulo registra una crescita di oltre l’8% rispetto al 2024.

Come si può intuire, i BESS sono cresciuti a due velocità ovvero una forte proliferazione degli impianti di grandi dimensioni con una forte contrazione di quelli piccoli particolarmente impiegati nel residenziale. Senz’ombra di dubbio i grandi impianti sono stati favoriti dal Capacity Market e dal Fast Reserve.

bess

Capacity Market

Il Capacity Market è un sistema che garantisce la disponibilità di energia elettrica in quantità sufficiente per soddisfare la domanda la cui variazione è sovente molto alta. In questo contesto i fornitori (di capacità) sono le centrali elettriche e i sistemi di generazione/accumulo i quali assicurano disponibilità (remunerata) per immettere energia in rete quando necessario. Questo meccanismo assicura l’affidabilità delle reti elettriche, in particolare oggigiorno con la crescente diffusione delle rinnovabili il cui potere produttivo è intermittente.

Fast reserve

Il Fast Reserve è un servizio di gestione e coordinamento ultra-rapido il quale garantisce la stabilità del sistema elettrico. Attraverso l’intervenendo molto rapido (generalmente parliamo di frazione di secondo o poco di più) avviene la correzione della frequenza in caso di variazioni. Il servizio viene avviene tramite unità come impianti di produzione, impianti di accumulo o unità di consumo. Il Fast Reserve contribuisce a gestire il problema dell’integrazione delle energie rinnovabili.

Se da un lato i grandi impianti forniscono una grossa spinta, dall’altro, il mercato residenziale (generalmente con potenze al di sotto dei 20 kWh) ha subito un brusco calo di installazioni. Sebbene il residenziale sia stato un po’ il motorino di avviamento della diffusione dei BESS oggi pare vivere un momento di stasi. Le motivazioni sono molteplici e caratterizzate da vari aspetti:

Normative: le recenti variazioni che hanno subito le normative (CEI e ARERA) sebbene tocchino fino a un certo punto i piccoli impianti, hanno comunque un impatto anche sui produttori, i quali stanno adeguando la loro offerta ai requisiti in modo da uniformare i prodotti. Altro fattore da considerare è l’incertezza su meccanismi come il MACSE (Meccanismo di Aggiudicazione della Capacità di Accumulo Strategica) che rende molto macchinoso il percorso di implementazione dei sistemi.

Burocrazia: In questo ambito come in molti altri la burocrazia non aiuta di certo coloro che vogliono implementare un sistema di generazione da rinnovabili. Diciamola tutta però: non sarebbe equo addossare tutte le colpe alla burocrazia quando nell’arco di un tempo breve le richieste di ottenimento dei vari benestare sono aumentate causando una grossa congestione. Per questo motivo i tempi per lo sbrigo delle pratiche sono diventati lunghi e ciò può scoraggiare non poco.

Incentivi: La serie di incentivi messi a disposizione per i sistemi di accumulo è molto varia e principalmente indiretta: le varie opzioni si differenziano dal tipo di applicazione. Troviamo infatti detrazioni fiscali come il Superbonus, l’Ecobonus e il Bonus Ristrutturazioni. Ciò per quanto riguarda la maggior parte dei complessi abitativi (localizzabili nei centri urbani) mentre va notato che per i progetti stand-alone non è previsto alcun incentivo diretto anche se possibile l’accesso al Capacity Market.

Sentiment popolare: Il pieno potenziale dei sistemi di accumulo deve fare i conti anche con timori e perplessità sociali. I grandi impianti (vedi complessi eolici o solari) richiedono ampi spazi per il loro posizionamento; l’ubicazione dipende fortemente dal massimo rendimento ottenibile, pertanto una localizzazione perfetta di un impianto potrebbe risultare il classico “pugno nell’occhio”. Ciò suscita forti dubbi sia per quanto riguarda l’impatto paesaggistico che la reale utilità e beneficio economico come anche il timore di una possibile svalutazione delle proprietà vicine agli impianti. Vi è da considerare anche la reticenza della popolazione locale nei confronti delle batterie stoccate in grandi quantità; la paura di incendi ed esplosioni, e tutte le conseguenze che ne derivano rappresenta un altro freno.

Industriale o residenziale, è una questione di investimenti

Ad ogni modo la necessità di BESS su ogni impianto di generazione da fonti rinnovabili è ampiamente riconosciuta:

  • A livello strategico – per garantire la flessibilità energetica nonché il bilanciamento delle reti
  • A livello funzionale – per agevolare l’integrazione di nuovi gruppi di generazione all’interno delle reti tradizionali

Tuttavia, dal nostro punto di vista, in qualità di realtà attiva nel campo dei BESS, possiamo dire che il mercato è attualmente molto legato al fattore incentivi ed è più che evidente la netta divisione fra industriale e residenziale. L’ambito dei grossi impianti conferma il molto fermento odierno, data la presenza di progetti e realizzazioni crescenti; va considerato che questo trend è sostenuto anche dalle pressioni UE in termini di decarbonizzazione. Di conseguenza sono molti gli appalti assegnati e con loro anche le zone di costruzione: ciò significa che le prime grandi installazioni stanno per arrivare. Noi di Sparq constatiamo il crescente interesse nella costruzione di nuovi impianti, tuttavia notiamo anche che la realtà è quella di poche le figure che sono in grado di “mettere i soldi sul tavolo”. I punti discussi nell’articolo mettono in risalto tematiche come gli incentivi le cui (non poche) difficoltà burocratiche per l’ottenimento, richiedono obbligatoriamente studi specializzati.

Il ROI come parametro fondamentale

Restando in tema economico, vi è un aspetto molto importante che in ogni installazione, piccola o grande che sia, può rappresentare un ulteriore incentivo: il ROI. Attualmente, determinare con esattezza il ritorno dell’investimento non è pratica immediata e semplice. Per calcolare il ritorno dell’investimento è necessario prendere in considerazione molti parametri; logicamente oltre al costo del sistema, l’entità dei consumi energetici e altri aspetti. Spesso si tende a calcolare il “tot” di capacità di produzione in confronto al quantitativo di Watt consumati, inserendo anche le possibili perdite dell’impianto oppure “quanto rende” con le risorse diminuite (poco vento o cielo nuvoloso). Una variabile come quella appena accennata deve essere però considerata come peggiore eventualità, ossia periodi più o meno lunghi in condizioni minime. Questo scenario è certamente a livello ipotetico ma aiuta non poco al calcolo del sistema più consono a mitigare gli effetti dei “mesi di magra”. Con questo approccio sarà più semplice effettuare il calcolo realistico e preciso del ROI.

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