I marchi occidentali possono dare all’UE tutti gli inverter

Luglio 17, 2026
Nicola Martello

Mentre l’Unione Europea si prepara a escludere dai finanziamenti UE gli inverter provenienti da Paesi ad alto rischio, la domanda decisiva non è più politica, ma pratica: i produttori occidentali sono davvero in grado di rifornire il mercato?

Secondo i dati di S&P Global Energy, società specializzata in market intelligence, la risposta è inequivocabile ed è positiva. La capacità produttiva occidentale è già pari all’intera domanda annua di installazioni in Europa. Inoltre, secondo una recente indagine condotta da ESMC (European Solar Manufacturing Council), i produttori occidentali di inverter sono già saldamente presenti sul territorio anche nell’Europa orientale, con una base installata multi-gigawatt, team locali di assistenza e la capacità di incrementare in modo significativo la propria operatività nell’arco di pochi mesi.

Secondo S&P Global Energy, la capacità produttiva europea di inverter si attesta a circa 104 GWac. A questa si aggiungono oltre 120 GWac di capacità produttiva disponibile da parte di produttori nelle Americhe e nella regione Asia-Pacifico, esclusa la Repubblica Popolare Cinese. La capacità produttiva europea disponibile per la sola domanda europea supera i 53 GWac, sempre secondo S&P Global Energy: un valore che corrisponde quasi alla capacità delle installazioni fotovoltaiche previste nell’UE nel 2025.

Christoph Podewils, Segretario Generale di ESMC
La disponibilità di prodotto non è il collo di bottiglia. La possibilità di sostituire i fornitori ad alto rischio esiste già oggi.

I produttori occidentali sono già presenti nell’Europa orientale

Il quadro è altrettanto chiaro nell’Europa orientale. Un’indagine ESMC condotta tra sei produttori occidentali ha evidenziato la presenta di una base installata complessiva di circa 14 GW in otto mercati –risalente indicativamente al 2010 – oltre a circa 330 addetti alle vendite e all’assistenza presenti sul territorio o dedicati da remoto, e a una capacità di aumentare in modo sostanziale vendite e supporto nell’arco di circa sei mesi. Non si tratta quindi di nuovi operatori arrivati per cogliere un’opportunità regolatoria: queste aziende operano nella regione da quasi quindici anni.

La Polonia guida questo scenario: tutti e sei i produttori occidentali oggetto dell’indagine sono attivi nel Paese, con una base installata di 4.430 MW, circa 74 addetti dedicati e la capacità di aumentare la propria operatività entro tre mesi. Ungheria, con 1.831 MW, Repubblica Ceca, con 1.468 MW, Romania, con 1.147 MW, Bulgaria, con 810 MW, e Slovacchia, con 364 MW, completano una presenza che si estende in tutta l’Europa centrale e sud-orientale. In ciascuno di questi mercati, cinque o sei dei sei produttori intervistati sono già presenti e supportati a livello locale. Poiché nell’Europa orientale sono attivi anche altri fornitori occidentali, questi dati rappresentano una stima prudenziale e la presenza effettiva dei fornitori occidentali potrebbe essere anche più ampia.

Sicurezza energetica a costi sostenibili

La sicurezza energetica, inoltre, non comporta costi proibitivi. Secondo l’analisi di Wood Mackenzie, società globale di ricerca, analisi dati e consulenza specializzata nei settori dell’energia, delle risorse naturali, dei metalli e delle fonti rinnovabili, optare per un inverter occidentale implica un aumento di circa il 2% sul costo di un progetto utility scale o commerciale – implicando, di conseguenza, un’incidenza trascurabile a livello di sistema – mentre in ambito di inverter di stringa residenziali si arriva al 3-4%. È importante sottolineare che i mercati dell’Europa orientale sono sostanzialmente in linea con Germania e Spagna: non esiste quindi uno svantaggio strutturale di costo nell’acquistare prodotti occidentali nei Paesi dell’Est.

Christoph Podewils
L’inverter è il cervello di ogni impianto fotovoltaico. Chi controlla il cervello controlla la rete. Il dibattito sulla capacità dell’Europa di emanciparsi dagli inverter ad alto rischio è risolto: la capacità produttiva esiste, i produttori sono presenti e nell’Europa orientale operano da quindici anni.

I dati sono stati presentati nel contesto della decisione dell’UE di interrompere il flusso di fondi pubblici verso progetti energetici che si basano su inverter di fornitori di proprietà o controllati da soggetti provenienti da Paesi ad alto rischio: Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. La misura si applica a tutti gli strumenti finanziari dell’UE e, per sua natura, non può essere aggirata attraverso la delocalizzazione della produzione o la creazione di filiali in Paesi terzi.

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